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La Notte dei Fuochi il Fucarone di Sant’Antonio

Ogni manifestazione popolare che si ripete in maniera ciclica ha un proprio fondamento storico ed un preciso riferimento simbolico. La tradizione dei “Fucaroni” che si accendono nel nostro paese come in tanti altri il 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, sottolinea la verità di questa affermazione proprio perché si iscrive in una delle tante manifestazioni popolari a cadenza ciclica.

L’usanza di accendere i fucaroni, infatti trova le sue ragioni essenzialmente nel fatto che nel fuoco sono racchiuse connotazioni fortemente simboliche e ricche di significati, connotazioni che lo rendono elemento centrale nelle feste popolari e soprattutto in quelle cicliche come il carnevale Sia le teorie filosofiche del mondo occidentale che quelle del mondo orientale, infatti, hanno individuato nel fuoco l’elemento simbolico che trascorre dalle forme più concrete della vita materiale a quelle più spirituali. Al fuoco, in altri termini è riconosciuta una intrinseca sacralità richiamata dalle varie tradizioni antropologiche e religiose e che si esprime in vario modo in riti e contesti liturgici più disparati. Per questa sua caratteristica, connotata di elementi simbolici, Il fuoco si pone come elemento centrale nella pantomima carnevalesca in quanto racchiude in sé in maniera quasi inscindibile la funzione di strumento di purificazione ed al tempo stesso quella di elemento di propiziazione. Il 17 gennaio, infatti segna ufficialmente l’inizio del periodo carnevalesco e i fucaroni costituiscono di fatto la prima espressione simbolica di quella pantomima essenzialmente umana che, se pure ha mutato nel corso dei secoli alcuni caratteri originari, non ne ha smarrito di certo le ragioni più profonde, quelle che ad ogni ritorno ciclico delle tante manifestazioni della vita spingono l’uomo a guardare al futuro e rinnovano la speranza in un mondo migliore.

La tradizione del carnevale, infatti, riconduce ad uno dei tanti rituali che scandivano i tempi del lavoro del mondo contadino fin dall’antichità, anzi era il momento fondamentale, quello cioè che segnava la fine di un ciclo produttivo e l’inizio di uno nuovo. Questo passaggio obbligato dal vecchio al nuovo era vissuto con rituali simbolici che rappresentavano il bisogno profondo di dimenticare e distruggere il passato e il tentativo di propiziarsi gli elementi che avrebbero dovuto garantire le fortune del nuovo ciclo produttivo; e quale elemento migliore del fuoco poteva simbolicamente rappresentare l’idea di purificazione e, nel contempo, quella di propiziazione. Ma come esprimere queste due funzioni del fuoco? Con i fucaroni appunto. Essi sono costituiti da fasci di legna messi insieme a formare un cumulo più o meno grande intorno ad un palo centrale sulla cui sommità viene fissato un fantoccio, simbolo del vecchio di cui ci si vuole liberare per essere più pronti ad accogliere il nuovo così come suggerisce il classico proverbio “Santantuono, jetto ‘o bbiecchio e piglia ’o nuovo”. Nel rituale dei “fucaroni” quindi, il fuoco è, in prima istanza, lo strumento di purificazione, il mezzo attraverso il quale il vecchio deve essere simbolicamente eliminato, anzi distrutto, cosa che solo il fuoco può garantireIl simbolismo della purificazione, infatti non si realizza attraverso l’eliminazione formale, come può essere quella di accantonare ciò che è vecchio, ma sostanziale; in atri termini il simbolismo si attua solo a condizione che il vecchio da eliminare si annulli o si distrugga definitivamente. Ed è appunto ciò che avviene per il fantoccio sul falò, espressione di quel vecchio di cui non rimarrà nulla se non un cumulo di fumo e di cenere che si disperde al vento. Il fuoco quindi assolve a tale compito bruciando tutto con le sue fiamme: il fantoccio, che comunemente sovrasta i fasci di legna dei falò, rappresenta il vecchio, il passato, gli spiriti maligni che, all’apertura del nuovo anno agricolo e del nuovo ciclo produttivo devono essere scacciati, espulsi, distrutti, eliminati, perché non danneggino il nuovo raccolto e comunque perché l’inizio del nuovo ciclo si apra all’insegna del nuovo totale. Ma il simbolismo del fuoco non si esaurisce con la fase purificatoria; attraverso esso si esplica anche la funzione propiziatoria.

Collegata al fuoco è, infatti, l’idea di calore, di caldo e quindi di vita e, ancora, l’idea di conoscenza, di creatività, di libertà. Non per niente la storia ci presenta la scoperta del fuoco come una delle più importanti per l’uomo. Dal fuoco legato alle attività concrete della vita materiale dei singoli individui al calore del sole che garantisce la vita di tutti gli esseri sulla terra e quella della terra stessa il passaggio è breve ed è ancora più breve il passaggio successivo, specie per i credenti, dal sole, elemento essenziale per la vita materiale dell’uomo, a Dio fonte primordiale della vita spirituale dello stesso. Il fuoco nel suo simbolismo ricco e complesso rappresenta la vitalità, esso, quindi, racchiude in sé il significato profondo di vita: l’idea di calore che esso richiama, il concetto di sole cui esso riconduce e l’identificazione con l’essenza stessa di Dio ne fanno l’elemento propiziatorio per eccellenza, il simbolo beneaugurante per il ciclo produttivo che si apre perché esso sia ricco di frutti, quindi capace di assicurare la continuità della vita e le condizioni per migliorarla. Nelle società antiche ed in quelle medievali dalla produttività della terra, dall’abbondanza del raccolto e quindi dalla disponibilità di cibo dipendevano sostanzialmente le condizioni di sopravvivenza. Le carestie, infatti, erano uno dei flagelli più temuti dalle popolazioni antiche fino al tardo medioevo, di qui più che l’importanza, la necessità di questi rituali propiziatori espressi nelle feste popolari a carattere ciclico. Oggi i rituali propri delle feste popolari trovano la loro ragion d’essere solo nella conservazione della tradizione, ma questo non significa che non sono altrettanto importanti e significativi proprio per quegli evidenti collegamenti con i rituali legati al mondo contadino più o meno arcaico. Quelle connotazioni magiche proprie del mondo primitivo arcaico sono rivissute sotto altre forme ed alcune inconsapevolmente, in tante manifestazioni, usanze e tradizioni anche della vita moderna. Così i fucaroni:

Essi, quindi, chiudono il vecchio ciclo e aprono quello nuovo, segnano di fatto l’inizio del carnevale, di quel periodo durante il quale si cerca di dimenticare il brutto della vita mascherandosi e illudendosi giacché ogni cosa che comincia apre il cuore alla speranza, predispone alla gioia, quindi alla voglia di vivere intensamente la vita. Che la Pantomima carnevalesca si apra con la tradizione dei fucaroni o che la data del 17 gennaio sia stata assunta in molti paesi come data di inizio del periodo carnevalesco di certo non è un caso, quindi. Ma questo, alla fin fine conta poco; resta il fatto che attraverso queste manifestazioni, anche se vissute a livello inconscio, si realizza quella continuità della vita che trascorre inesorabile dal passato al futuro connotando gli attimi presenti di riferimenti simbolici; è così che la vita continua, si trasforma, muta ed il passato rivive nel presente proprio attraverso le grandi feste popolari il cui denominatore comune con quelle arcaiche rimane pur sempre il profondo quanto assoluto ed inappagabile desiderio di un mondo migliore, più giusto e più a misura d’uomo.

Felice Falco

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