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Comitato Carro

Il Comitato La Vittoria debutta nel carnevale savianese nel 1992 con il carro “Musica è…”.

Dal ‘94 è sempre stato presente sulla scena del carnevale con magnifiche costruzioni gemellate sotto il profilo coreografico con la S.M.S. Mozzillo di Afragola.
Il Comitato La Vittoria ha presentato:
1992: “Musica è…”;
1994: “Alì Babà e i 40 ladroni”;
1995: “Espana”;
1996: “Ghostbusters acchiappafantasmi”;
1997: “L’Italia, l’Europa e gli altri”;
1998: “E’ ora di ridere”;
1999: “Titanic”;
2000: “Anno 2000, pericolo clonazione”;
2001: “Il frutto dell’amore è la banana”;
2002: “Euro, speriamo che me la cavo”;
2003: “Ci vorrebbe Merlino…per cambiare il mondo”;
2004: “Caravan petrol”;
2005: “Il mondo delle illusioni”;
2006: “L’italia s’inCHINA”;
2007: “L’Italia nel pallone”;
2008: “Anno zero, si ricomincia”;
2009: “Omaggio a Leonardo: il genio”;
2010: “Gir gir stu cafè”;
2011: “Ma che musica maestro simmo tutte na banda e musica”;
2012: “A chi tante e a chi niente”;
2013: “Tutti pazzi per la mela dal piccione viaggiatore all’iPhone 5;
2014: ”Candy People”;
2015: ”Jumanji”;
2016: “Be Bo Palula The Fabolous 50’s”;
2017: “Nella terra di Erin”;
2018: “Gule Wamkulu, la grande danza”;
2019: “Era meglio quando c’ertano gli squallor”;
2020: “Maskerati!”;
2021: “Il carnevale viene sospeso a causa della Pandemia da COVID 19”:
2022: “Il carnevale viene sospeso a causa della Pandemia da COVID 19”:
2023: “Tanto diverso….quanto folle da un’altra prospettiva“;

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Il mondo delle illusioni

Eloquente Metafora del nostro tempo, l’insieme allegorico del Comitato “La Vittoria”, racchiude in una composizione simbolica quella realtà immutata ed immutabile nello spazio e nel tempo che è “Il mondo delle illusioni”, quelle lusinghe della mente nelle quali si rifugia l’animo umano specie quando, attanagliato dalle incertezze del futuro, cerca un’ancora di salvezza.
Messaggio di grande spessore sociale dunque quello del Comitato “La Vittoria” li quale, in ossequio al “castigat ridendo mores” dei nostri padri, ironizza in particolare sulle illusioni tipiche del nostro tempo sia che si tratti dell’aspirazione alla bellezza estetica ad ogni costo, sia che si arride al miraggio della ricchezza e del successo, ma, peggio ancora, se ci si annichila cercando la felicità tra le nebbie della droga. Non prestiamoci ad essere burattini nele mani del “diavolo” di turno, sia esso li chirurgo estetico, li procacciatore di affari, li politico interessato o lo spacciatore di droga: sembra ammonirci l’insieme artistico, guardiamo al nostro futuro con realismo e consapevolezza operando delle scelte razionali ma soprattutto rimanendo con i piedi saldamente radicati alla realtà.
E se proprio dobbiamo piegarci a qualche illusione c’è sempre il Carnevale Con la sua atmosfera di magia e di sogno, quella che permette ad ognuno di noi di essere principe o principessa, re o regina, eroe o eroina e addirittura Papa o badessa.

Gir gir stu cafè

Quello del Comitato La Vittoria potrebbe sembrare un carro dai contenuti come dire superficiali o puramente celebrativi con riferimento a quella che è diventata una bevanda tipica italiana e napoletana in particolare.
“Gir gir stu cafè” è, infatti il titolo di questa magnifica costruzione allegorica realizzata da Giulio Ambrosina su idea progettuale di Carmine Ciccone. Ecco dunque una prima chiave di lettura, quella che ci viene dalle tante figure che rimandano al caffè e a Napoli in particolare con un Pulcinella accanto alla tazza di caffè, immagine che rimanda al grande Totò che zucchera il caffè nel film “La banda degli onesti”.
Ma una chiave di lettura con riferimento, in particolare al nostro carnevale ce la offre il testo della canzone napoletana “‘A tazza ‘e cafè” “tanto ch’aggià vutà / e tanto ch’aggià girà / ca ‘o ddoce ‘e sott’a tazza I fin’a mmocca mm’ha da arrivà”, recitano i suoi versi; ecco, il nostro carnevale è come la tazza di caffè, sembrano voler dire gli amici della Vittoria, un carnevale che non si fa ammirare solo come spettacolo, ma che coinvolge, suscita la partecipazione, insomma permette a tutti di vivere emozioni tanto più intense quanto più ci si “gira” e ci si “rigira” dentro.
Eccoli sul carro i simboli di questa festa con richiami espliciti alla patria del caffè e del ballo carnevalesco per eccellenza: il Brasile. Ma altra chiave di lettura, metafora anch’essa del nostro carnevale, è il messaggio per così dire più colto, quello che ci viene attraverso il richiamo ai così detti “Caffè letterari”, luoghi dove artisti, poeti e scrittori, ma anche persone comuni, davanti ad un caffè fumante, si ritrovavano a discutere e filosofeggiare sugli argomenti più disparati, moda che sta tornando attuale nelle forme dei così detti risto-book o i book-bar. Il nostro carnevale per il momento si limita ad essere solo una occasione di incontro tra paesani ed amici per vivere insieme un momento di gioia e di sano divertimento, e scusate se è poco.

Tutti pazzi per la mela "dal piccione viaggiatore all'iPhone 5"

Il gruppo dei giovani che da qualche anno ha portato una ventata di rinnovamento e di entusiasmo nel comitato La Vittoria si ispira alla mania dei moderni mezzi di comunicazione nella fattispecie di tablet, iPhone, telefonini etc. per dar vita ad una costruzione allegorica in chiave storico-educativa.
L’insieme allegorico, idea dei giovani del Comitato, si configura come una sorta di rappresentazione dell’evoluzione dei sistemi di comunicazione e ne rappresenta, tra i più caratteristici, quelli che per certi versi sono gli estremi, da una parte il piccione viaggiatore, dall’altra il modernissimo iPhone 5.
Lungi dall’essere solo una pura rappresentazione dei sistemi di comunicazione umana nel tempo, l’insieme allegorico vuole soprattutto mettere in evidenza come tutti gli strumenti, che la tecnologia degli ultimi venti/trenta anni ha messo a disposizione degli uomini, non hanno modificato soltanto il modo di comunicare, ma l’intero sistema di relazioni tra gli esseri stessi.
Ci si fidanza “ciattando”, si discute su “facebook”, si dialoga o si scambiano messaggi col telefonino, insomma il contatto umano, il guardarsi negli occhi mentre si parla, le reazioni nell’ambito di una discussione, le emozioni trasmesse da uno sguardo etc sono altrettante sensazioni che non si provano più, sostituite dal freddo ed impersonale strumento sul quale appare un messaggio quasi criptato al quale si risponde con uno analogo altrettanto freddo e virtuale. Ecco dunque quello che presenta tutti i connotati di un grido di allarme da parte dei giovani della Vittoria, una sorta di denuncia che suona chiaramente anche come un’autodenuncia intrisa di rassegnazione e quindi fine a se stessa.
Essi sanno bene che è impossibile fare a meno di questi aggeggi moderni e che soprattutto le nuove generazioni sono sempre più alla ricerca di nuove applicazioni che sicuramente renderanno il sistema delle relazioni tra gli esseri umani sempre più impersonale e virtuale, pur tuttavia con la loro costruzione allegorica invitano tutti a ritrovare almeno a carnevale la gioia di un contatto umano non virtuale ma autenticamente reale e concreto.

Candy People Un mondo di dolcezze

Candy People è una realtà parallela alla nostra. Montagne di zucchero filato, casa di marzapane, personaggi stravaganti e un drago sputafuoco che svolazza tranquillo tra le nuvole rosa, invadono le strade di Saviano.
Questo mondo virtuale vuole essere un tentativo per evadere d a una realtà dove le nuvole sono grigie i draghi sono montagne di rifiuti. che emanano gas tossici, e di colori ne sono rimasti ben pochi, per colpa delle mafie.
Candy People diventa, allora, un manifesto ideologico, un pensiero che rimbomba nelle nostre menti, perché non si smarrisca anche la speranza per un domani diverso.

Jumanji

Il gruppo giovani del comitato La vittoria, quest’anno alle redini del progetto, hanno voluto commemorare un grandissimo protagonista del cinema internazionale, Robin Williams, scomparso prematuramente l’11 Agosto 2014. L’intento è quello di far rivivere una delle sue fantastiche interpretazioni ,nelle vesti di Alan Parrish, protagonista del film Jumanji, diretto da Joe Johnston, sceneggiatura tratta dall’omonimo racconto per bambini. Jumanji esce nel 1995 negli Usa e nel Canada, e precisamente il 10 Marzo nel 1996 in Italia. 18 anni dopo, La Vittoria vuole riportare in vita il “Gioco”. Ritmo tribale, bestie feroci e uno spietato cacciatore, conquisteranno le strade di Saviano , creando un’atmosfera del tutto selvaggia e cinematografica.
“Jumanji: Un gioco che sa trasportar, chi questo mondo vuole lasciar”.
Parole queste che risuonano nella mente, come una sorta di grido di battaglia.
La Vittoria sempre pronta a trasportar, chi in questo mondo non vuole restar.

Be BoPalula The Fabulous 50's

La guerra, con l’esplosione di Hiroshima, lasciava il mondo sotto una coltre di grigiore, ma dopo appena un lustro le nuove generazioni, stanchi del buio, rivoluzionano il loro modo di apparire creandosi un nuovo mondo a colori, dagli eroi militari si passa ad idolatrare nuovi miti che incarnano alla perfezione le nuove tendenze.
I ragazzi si immedesimano in James Dean e nel mitico Elvis Presley.
Le ragazze giocano a fare le dive imitando la Lei per eccellenza Marilyn Monroe.
La musica, nel contempo passa dalle cupe sale agli spazi aperti ed aggreganti con l’avvento del twist e del rock and roll. Questo decennio crea, quindi, un nuovo concetto di LIBERTA’ che spinge il mondo in un vortice di innovazione e coraggio. Lo stesso spirito di libertà che ci ha guidato in questa decisione, sperando di spingere il nostro carnevale nello stesso vortice di coraggio ed innovazione.
CARNEVALE UNISCE NON DIVIDE

Nella terra di Erin

L’AGM e il Comitato al Vittoria continuano il loro felice “matrimonio” carnevalesco, dedicando il carro 2017 al tema dei miti nordici della Terra di Erin. I comitati sposano la cultura irlandese per metterne in risalto il fantastico mondo, fatto di fate e folletti, natura e magia, in un mondo (il nostro) che ha bisogno di leggerezza, di affrontare la realtà con gli occhi della fantasia. Che ad ambedue i comitati non è mai mancata e mai mancherà!

Gule Wamkulu, la grande danza

Dal corso principale al folla ormai esausta e sfiduciata gridò: É in fin di vita! Non ci sono speranze! É tutto inutile, il suo destino è già scritto. Fu solo allora che due Comitati, si resero conto che era arrivato, ormai, il momento di trovare la cura. Il moribondo Sisinella aveva bisogno di aiuto. Il suo corpo e più di ogni altra cosa la sua anima erano stati maltrattati dai vecchi signorotti della cittadina che lo avevano, per decenni, tenuto legato con le catene della mediocrità e della superficialità. Poteva la bambolina riprendersi con un classico medicinale? No. la soluzione era da cercarsi nel soprannaturale, il problema era così grave che solamente una forza sovrumana poteva resuscitare l’animo della maschera. Il vagabondaggio a bordo del trattore toccò vari punti del globo, dapprima giunsero negli Stati Uniti, ma la visita non fu cosi feconda, le star dall’aldilà corressero il tragitto alla volta delle isole britanniche. Li ad aiutarli c’era un folletto di nome Erin che dignitosamente brillo, indicò loro la strada della tradizione e solo allora capirono che l’Africa nera sarebbe stata la loro prossima e ultima meta. Ad attenderli, nel villaggio trovarono l’unico sciamano Chewa a conoscere l’antico rito segreto; il Gule Wamkulu (Unesco, ndr). Durante La grande Danza propiziata dai partecipanti, calano sul protagonista, inerte, i primi effetti del sortilegio. Stava guarendo, si alzò dal suo letto e in men che non si dica iniziò a ballare insieme a loro, nuovamente, come prima.

Era meglio quando c'erano gli Squallor

1 tema del carroAGM-La Vittoria di quest’anno è dedicato ad alcuni dei personaggi più importanti e significativi della musica italiana: Giancarlo Bigazzi, Alfredo Cerruti, Daniele Pace e Totò Savio. Grazie a loro abbiamo potuto ascoltare canzoni come “Gloria”, “‘O tiempo se ne va”, “Non amarmi”, “Ne Me Tirez Plus”, “E la Luna bussò”, “Sarà perché ti amo”, “Cornutone”, “Maledetta Primavera”, “Cuore matto”, “A chi lo do stasera”, “Bella stronza”, “Gli uomini non cambiano”, “‘O Ricuttaro ‘Nnammurato” e trasmissioni come “Indietro tutta”
e “Stasera mi butto”.
Abbiamo deciso di raccontarli con la parte più dirompente e dissacrante, provocatoria della loro produzione artistica. Una sfida al bigotto “buon costume” che vuole nascondersi dietro a cliché stereotipati e finti. Vogliamo togliervi la maschera proprio nel giorno di carnevale.

MASKerati!

È quasi un imperativo la tematica proposta dai ragazzi della “Vittoria” per questo anno 2020. Si concentra l’attenzione su quella fetta di popolazione savianese che ancora non dà la giusta importanza a questa manifestazione che ha raggiunto l’edizione n° 42. Si pone l’accento non ancora sull’aspetto goliardico e spensierato della kermesse nostrana, ma sulla sua potenziale influenza in termini di sviluppo economico, sociale ed artistico. Si vuole invitare la cittadinanza a divenir parte attiva della manifestazione, partecipando n modo diretto o indiretto alle iniziative proposte dai comitati durante l’anno, che non sempre trattano di pupi e pupazzi o colla e coriandoli. Durante il periodo che segue e che precede le sfilate, le associazioni promuovono iniziative culturali e sociali che molto spesso valorizzano usi e costumi del territorio creando un senso di appartenenza e di fratellanza. La metafora di questo pensiero la ritroviamo nel film del 1994 “The Mask” dove troviamo un diligentissimo e indefesso banchiere che vivendo nella sua normalità, un giorno, grazie allo scoppio del suo sistema inibitore tramite, La Maschera, si scopre gagliardo ballerino ed audace paroliere che nessun confronto teme. La Vittoria augura un carnevale Spu..Spu..Sfumeggiante a tutti gli stacanovisti del Carnevale Savianese. -Il Comitato.

Tanto diverso quanto folle da un'altra prospettiva

Quest’anno ci chiediamo cosa sarebbe stata la società se ogni nazione avesse avuto sui propri confini un recinto invalicabile ragionando col perché “Amm Semp’ fatt’ Accussì” mentre invece è lecito pensare che ogni uomo debba arricchire il proprio Melting Pot. Due sono gli eventi comuni a tutta l’umanità: La nascita e la Morte. Se la nascita è considerata sempre un lieto evento, d’altro canto, la morte è letta con sfumature assai diverse nei cinque continenti. Altre civiltà, in particolare quelle del centro america, attribuiscono un significato diverso a questo evento, spogliandolo delle lacrime e vestendolo di colori, vivendo con estremo entusiasmo la reale presenza dei propri cari: questo ribaltamento è la capacità di vedere la morte da un’altra prospettiva. Nel giorno della commemorazione messicana si dà vita a delle manifestazioni di giubilo e carri allegorici. Liberi dalle nostre cupe credenze, i messicani affrontano con gioia il momento del ricordo. Nelle proprie dimore, infatti, viene predisposto una “ofrenda”: un altare a piu livelli che rappresentano i quattro elementi (Acqua, Aria, Terra, Fuoco), nonché un portale dalla terra al cielo, che permette la connessione tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Gli altari vengono decorati con oggetti personali dei cari e pietanze preferite in vita. La morte fisica è
la più grande trasformazione, il momento in cui ci si unisce di nuovo al tutto. Festeggiare la morte, danzare con lei, serve per farle perdere mistero: si esorcizza la paura, riducendo il suo potere psicologico. Certamente l’umana tristezza per la perdita dei propri cari esiste, ma non offusca il significato più ampio del passaggio trasformativo: Si festeggia con gioia il viaggio che i morti hanno intrapreso. Guardare il mondo con occhi diversi ci fa crescere. Punti di vista diversi ci aiutano a spezzare le catene dei recinti invalicabili arricchendo e completando la nostra personalissima visione delle cose.